FUORI DAI LUOGHI COMUNI

La valigia è sul letto o, in attesa, sul marciapiede.
Il viaggio comincia così, con i dettagli che allontanano dalla quotidianità, dall’ovvio.
Poi c’è la strada, con i suoi paesaggi.
E i migliori, non si sa perché, si celano diffidenti nelle deviazioni che non si aveva intenzione di imboccare.
E la meta, il Molise.
Un sorriso irrompe. È il gusto della scoperta inattesa che si fonde alla soddisfazione dell’arrivo.
È un’oasi fuori dal tempo… travolta dalla forza espressiva dell’arte contemporanea. Offre panorami e l’agognato relax… ma li rende inermi di fronte al richiamo delle feste che fanno sussultare l’animo. Vizia con il vino e il buon cibo… ma pone questi bisogni in secondo piano rispetto al fascino dei più antichi reperti d’Europa.
…se non hai mai vissuto tutto ciò è solo perché non ci sei mai stato.
Un viaggio in Molise è così,
fuori dai luoghi comuni.

Il sito http://expo2015.regione.molise.it è costantemente arricchito grazie alle segnalazioni degli enti e degli addetti che operano nel campo della promozione del territorio regionale.
Si ringrazia coloro che costantemente contribuiscono alla stesura e all’aggiornamento dei contenuti.
Contatti: email expo2015@regione.molise.it | Facebook Regione Molise

provincia_misteri_diavolo_minI MISTERI

Angeli, Diavoli, Santi e Madonne, sospesi in cielo.
Sono quadri viventi e, negli occhi degli spettatori, nasce l’illusoria sensazione di vederli volare.
È il 1740, quando al Di Zinno è commissionata la costruzione degli ingegni, strutture verticali atte a sostenere delle rappresentazioni. Era uno scultore ligneo ma la ricerca della naturalezza lo portò, tra alchimia e religione, a creare una lega talmente forte ed elastica da sostenere figuranti vivi.
Oggi I Misteri sono 13 e, nel giorno del Corpus Domini, vengono portati a spalla in processione per le vie di Campobasso.
I bambini salutano, il diavolo tenta la sposa, i portatori marciano a passo cadenzato.
E la folla, rapita, vive quell’illusoria sensazione…

Link Sito web: Misteri e tradizioni
Pagina Facebook: Pagina facebook

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1_archeologiaSITO ARCHEOLOGICO DI ALTILIA

Gioca sugli contrasti l’incantevole città romana di Sepino.
Racconta della transumanza e anche dei sanniti.
Fiorisce in età augustea e tutt’oggi ne conserva la dimensione quotidiana.
Eppure si presenta senza sfarzo e senza ostentazione.
Saepinum ha gli elementi tipici della municipalità imperiale: la cinta muraria, le porte monumentali, la basilica, il mercato, le abitazioni… e il teatro, un teatro dall’emiciclo circondato da case rurali del Settecento, che i contadini costruirono sfruttando pietre già tagliate e che gli archeologi hanno restaurato allestendovi piccoli musei.
Il cardo e decumano, poi, non sono ortogonali, in quanto ai rigidi canoni urbanistici dell’epoca si preferì la valorizzazione del tratturo.
Un sito archeologico senza tempo ma dalla forte identità.
Dove le rovine si mescolano alla campagna, le pietre sono calde di sole e, con un po’ di fortuna, si possono ancora incontrare greggi che pascolano.

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teatro-tempio-sannita-8IL TEATRO – TEMPIO DI PIETRABBONDANTE

Livio racconta del giuramento nel X libro della sua storia di Roma.
È l’anno 293 a.C. e, in un’area quadrata di circa 55 metri per lato, si concentra la tensione di migliaia di guerrieri.
Hanno risposto alla chiamata alle armi e ora assistono ai riti propiziatori.  A breve lotteranno per la libertà del Sannio. Fino alla morte.
Sono i giorni che precedono la grande battaglia di Aquilonia ed è opinione comune che fu il teatro tempio di Pietrabbondante a ospitare questo episodio fondamentale nella storia tanto dei romani quanto dei sanniti.
Costituito da un teatro, un tempio e due edifici porticati, questo complesso luogo di culto presenta caratteristiche uniche non solo dal punto di vista storico.
In particolare, si segnala la cavea del teatro. Il primo settore, accessibile esclusivamente da due scale semicircolari, è composto da tre ordini di sedili in pietra con dorsale sagomato e braccioli scolpiti a forma di zampe di leoni alate. Una scelta fuori dai luoghi comuni, che pone diversi interrogativi sia stilistici sia in riferimento alla funzione pubblica degli aventi diritto a un posto esclusivo e allo stesso tempo paritario.

Approfondimenti:
Sovrintendenza per i Beni archeologici del Molise
Sito del Comune

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foto-mostra_Q_200INSEDIAMENTO PREISTORICO ISERNIA LA PINETA

Il più antico popolamento europeo. Ecco cosa rappresenta l’insediamento preistorico di Isernia La Pineta. La scoperta del sito avvenne nel 1978, un contesto storico nel quale pochi ricercatori ipotizzavano un’età così antica per la diffusione dei primi uomini in Europa. Le evidenze paleontologiche e paleoetnologiche emerse in provincia di Isernia, invece, sono riconducibili a circa 700.000 anni fa. Le costanti ricerche interdisciplinari e la partecipazione di un elevato numero di specialisti internazionali hanno dato vita anche a importanti iniziative, tra le quali l’apertura di un Museo del Paleolitico e di un Padiglione degli scavi. Quest’ultima struttura, inaugurata nel 1999, permette sia la continuità delle operazioni di ricerca per diversi mesi l’anno sia di aprire al pubblico una vera e propria vetrina sul proprio più arcaico passato.

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Carrese-san-martinoLE CARRESI

L’adrenalina nell’aria, l’eccitazione della gente.
Si cerca di spiegarle, invece le emozioni avvolgono, coinvolgono.
Ti guardi intorno, decidendo di fissare l’orizzonte. Lo fanno tutti.
Il paesaggio sembra normale, il cielo sfiora le verdi distese del Molise.
Poi, un polverone. Non una metafora.
E dal polverone emergono i colori. Giallo, rosso, azzurro, bianco. A volte il verde.
Le urla d’incitamento che sentivi intorno diventano le tue.
Gli occhi spalancati definiscono dei carri, trainati da buoi in corsa.
Chi davanti, chi dietro. A volte fianco al fianco, sfidandosi in velocità.
Fiero e forte, il bue rappresenta la forza della natura.
L’uomo tenta di misurarla e governarla, sfidando i suoi simili nel farlo. Chi non gareggia si schiera.Le famiglie, spaccate in nome dell’appartenenza a un carro, si ricomporranno per prendersi cura degli animali. Poco cambia essere a Portocannone, San Martino in Pensilis o Ururi.

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diavolo-2IL DIAVOLO DI TUFARA

Il sole sta per calare quando una figura caprina sbuca fuori dalla casa abbandonata.
Dei monaci provano a trattenerla, incatenandola.
È un Diavolo e si ribella. Vorrebbe saccheggiare le cucine ed estorcere soldi e sigarette.
Antica, rude e misteriosa, il “Diavolo” è una maschera che appare a Tufara l’ultimo giorno di Carnevale per prendere parte a un rito complesso e dalla ampia partecipazione popolare che comincia nel pomeriggio tra rappresentazioni e musicanti.
Intanto, i cortei si preparano: diavoli, monaci e la doppia Morte, bianca e armata di falce, imperverseranno nelle strade fino a sera, quando un fantoccio che simboleggia il Carnevale verrà processato per i suoi vizi e bagordi.
Un fantoccio che la giuria condanna e che scaglia giù dal castello longobardo.
Un fantoccio che il diavolo reclama e che trascinerà con sé nelle campagne circostanti.
È la fine del Carnevale e fino al prossimo anno nessuno saprà dove i diavoli siano nascosti.

Sito web: Il diavolo di Tufara
E-mail: ass.cult-ildiavolo@libero.it

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Civitacampomarano---Castello-AngioinoIL CASTELLO DI CIVITACAMPOMARANO

Come in un racconto, il castello di Civitacampomarano si erge nella parte più antica del paese.
Sorge su pianta squadrata e mostra, sul lato occidentale, due torrioni cilindrici di diverso diametro.
Ogni prospetto, però, è strutturalmente diverso, come a offrire la giusta ambientazione agli episodi che hanno caratterizzato la storia castellana: il lato meridionale, invalicabile; quello settentrionale, crollato sotto le spinte di un terrificante terremoto; l’ingresso orientale, con il ponte che ha sostituito i fabbricati a ridosso delle mura di cinta.
Una storia, però, non si ferma alle mura. Ed ecco lo stemma, simbolo di tradimenti; la fontana, di ancestrale origine sannita; il fossato, colmato per ricongiungere i cittadini.
Fino al restauro, che ha riqualificato questo monumento nazionale conservandone le unicità.
Nell’ampio panorama degli insediamenti fortificati molisani, quello di Civitacampomarano è sicuramente uno dei più suggestivi. Per le sue caratteristiche, la profonda connessione col centro natio dei rivoluzionari Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe e per la capacità di rappresentare gli scenari senza tempo di questa incantevole regione.

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CalenarteMUSEO ALL’APERTO DI ARTE CONTEMPORANEA KALENARTE

Uno dei percorsi del MAACK porta al bosco.
Tra i faggi, ad aspettare i visitatori, c’è un omone alto nove metri intento a meditare.
Sembrerà strano ma lo si scopre per caso o, addirittura, non si riesce a trovarlo.
L’omone è il Poeta di Casacalenda, un’opera in pietra di Costas Varotsos esposta nel Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte.
Le opere di questo singolare museo sono installazioni permanenti dislocate sull’intero territorio comunale, in una sorta di progetto di arredo urbano che mette in relazione arte, architettura e ambiente ospitante.
Ed è passeggiando che ci si ritrova davanti all’Efesto di Nagasawa, un intervento leggero impregnato di suggestioni e significati grazie all’installazione nel vecchio forno del paese. O alle due opere di Lorenzetti, tra le quali spicca Arcobaleno e la sua dicotomia tra ombra e luce, peso e leggerezza.
E ancora Palumbo, Diodato, Mendoza… una ventina di artisti, invitati a progettare sul posto e per il posto, magari con la collaborazione degli artigiani locali.
Il MAACK è tutto questo, un museo… una visione… una realtà…
che valorizza siti pre-esistenti e innesta nuove storie pronte a essere raccontate.

Sito web
Pagina Facebook

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Transumanza1_okI TRATTURI

Tracciati che attraversano le pianure e valicano le montagne, sfruttando i punti più complessi del territorio; remunerativi per la percorrenza, la sosta, la presenza d’acqua e i ripari; lunghe vie erbose, una sorta di rete autostradale verde che attraversa il paesaggio senza inquinarlo.
Questo sono i Tratturi.
E il Molise, situato geograficamente tra Abruzzo e Puglia, è il punto cardine per lo sviluppo loro e della transumanza, fenomeno complesso di migrazione stagionale del bestiame che passava da un pascolo all’altro seguendo questi tracciati.
Il territorio molisano è connotato da numerosi tratturi, tratturelli, bracci, riposi e taverne legate a doppio filo alla transumanza. Ed è facile intuire come tale ricchezza abbia permesso l’incontro tra culture, la diffusione della conoscenza e abbia dettato la legge del movimento e dell’insediamento.
Oggi sono occasione per una lenta passeggiata. E quando si è stanchi di camminare, c’è sempre una chiesa, una torre o un centro abitato presso il quale cercare ristoro.

foto-mostra_Q_200INSEDIAMENTO PREISTORICO ISERNIA LA PINETA

Il più antico popolamento europeo. Ecco cosa rappresenta l’insediamento preistorico di Isernia La Pineta. La scoperta del sito avvenne nel 1978, un contesto storico nel quale pochi ricercatori ipotizzavano un’età così antica per la diffusione dei primi uomini in Europa. Le evidenze paleontologiche e paleoetnologiche emerse in provincia di Isernia, invece, sono riconducibili a circa 700.000 anni fa. Le costanti ricerche interdisciplinari e la partecipazione di un elevato numero di specialisti internazionali hanno dato vita anche a importanti iniziative, tra le quali l’apertura di un Museo del Paleolitico e di un Padiglione degli scavi. Quest’ultima struttura, inaugurata nel 1999, permette sia la continuità delle operazioni di ricerca per diversi mesi l’anno sia di aprire al pubblico una vera e propria vetrina sul proprio più arcaico passato.

 

1_archeologiaSITO ARCHEOLOGICO DI ALTILIA

Gioca sugli contrasti l’incantevole città romana di Sepino.
Racconta della transumanza e anche dei sanniti.
Fiorisce in età augustea e tutt’oggi ne conserva la dimensione quotidiana.
Eppure si presenta senza sfarzo e senza ostentazione.
Saepinum ha gli elementi tipici della municipalità imperiale: la cinta muraria, le porte monumentali, la basilica, il mercato, le abitazioni… e il teatro, un teatro dall’emiciclo circondato da case rurali del Settecento, che i contadini costruirono sfruttando pietre già tagliate e che gli archeologi hanno restaurato allestendovi piccoli musei.
Il cardo e decumano, poi, non sono ortogonali, in quanto ai rigidi canoni urbanistici dell’epoca si preferì la valorizzazione del tratturo.
Un sito archeologico senza tempo ma dalla forte identità.
Dove le rovine si mescolano alla campagna, le pietre sono calde di sole e, con un po’ di fortuna, si possono ancora incontrare greggi che pascolano.

A


teatro-tempio-sannita-8IL TEATRO – TEMPIO DI PIETRABBONDANTE

Livio racconta del giuramento nel X libro della sua storia di Roma.
È l’anno 293 a.C. e, in un’area quadrata di circa 55 metri per lato, si concentra la tensione di migliaia di guerrieri.
Hanno risposto alla chiamata alle armi e ora assistono ai riti propiziatori.  A breve lotteranno per la libertà del Sannio. Fino alla morte.
Sono i giorni che precedono la grande battaglia di Aquilonia ed è opinione comune che fu il teatro tempio di Pietrabbondante a ospitare questo episodio fondamentale nella storia tanto dei romani quanto dei sanniti.
Costituito da un teatro, un tempio e due edifici porticati, questo complesso luogo di culto presenta caratteristiche uniche non solo dal punto di vista storico.
In particolare, si segnala la cavea del teatro. Il primo settore, accessibile esclusivamente da due scale semicircolari, è composto da tre ordini di sedili in pietra con dorsale sagomato e braccioli scolpiti a forma di zampe di leoni alate. Una scelta fuori dai luoghi comuni, che pone diversi interrogativi sia stilistici sia in riferimento alla funzione pubblica degli aventi diritto a un posto esclusivo e allo stesso tempo paritario.

Approfondimenti:
Sovrintendenza per i Beni archeologici del Molise
Sito del Comune

Civitacampomarano---Castello-AngioinoIL CASTELLO DI CIVITACAMPOMARANO

Come in un racconto, il castello di Civitacampomarano si erge nella parte più antica del paese.
Sorge su pianta squadrata e mostra, sul lato occidentale, due torrioni cilindrici di diverso diametro.
Ogni prospetto, però, è strutturalmente diverso, come a offrire la giusta ambientazione agli episodi che hanno caratterizzato la storia castellana: il lato meridionale, invalicabile; quello settentrionale, crollato sotto le spinte di un terrificante terremoto; l’ingresso orientale, con il ponte che ha sostituito i fabbricati a ridosso delle mura di cinta.
Una storia, però, non si ferma alle mura. Ed ecco lo stemma, simbolo di tradimenti; la fontana, di ancestrale origine sannita; il fossato, colmato per ricongiungere i cittadini.
Fino al restauro, che ha riqualificato questo monumento nazionale conservandone le unicità.
Nell’ampio panorama degli insediamenti fortificati molisani, quello di Civitacampomarano è sicuramente uno dei più suggestivi. Per le sue caratteristiche, la profonda connessione col centro natio dei rivoluzionari Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe e per la capacità di rappresentare gli scenari senza tempo di questa incantevole regione.

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CalenarteMUSEO ALL’APERTO DI ARTE CONTEMPORANEA KALENARTE

Uno dei percorsi del MAACK porta al bosco.
Tra i faggi, ad aspettare i visitatori, c’è un omone alto nove metri intento a meditare.
Sembrerà strano ma lo si scopre per caso o, addirittura, non si riesce a trovarlo.
L’omone è il Poeta di Casacalenda, un’opera in pietra di Costas Varotsos esposta nel Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte.
Le opere di questo singolare museo sono installazioni permanenti dislocate sull’intero territorio comunale, in una sorta di progetto di arredo urbano che mette in relazione arte, architettura e ambiente ospitante.
Ed è passeggiando che ci si ritrova davanti all’Efesto di Nagasawa, un intervento leggero impregnato di suggestioni e significati grazie all’installazione nel vecchio forno del paese. O alle due opere di Lorenzetti, tra le quali spicca Arcobaleno e la sua dicotomia tra ombra e luce, peso e leggerezza.
E ancora Palumbo, Diodato, Mendoza… una ventina di artisti, invitati a progettare sul posto e per il posto, magari con la collaborazione degli artigiani locali.
Il MAACK è tutto questo, un museo… una visione… una realtà…
che valorizza siti pre-esistenti e innesta nuove storie pronte a essere raccontate.

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TRATTUROI TRATTURI

Tracciati che attraversano le pianure e valicano le montagne, sfruttando i punti più complessi del territorio; remunerativi per la percorrenza, la sosta, la presenza d’acqua e i ripari; lunghe vie erbose, una sorta di rete autostradale verde che attraversa il paesaggio senza inquinarlo.
Questo sono i Tratturi.
E il Molise, situato geograficamente tra Abruzzo e Puglia, è il punto cardine per lo sviluppo loro e della transumanza, fenomeno complesso di migrazione stagionale del bestiame che passava da un pascolo all’altro seguendo questi tracciati.
Il territorio molisano è connotato da numerosi tratturi, tratturelli, bracci, riposi e taverne legate a doppio filo alla transumanza. Ed è facile intuire come tale ricchezza abbia permesso l’incontro tra culture, la diffusione della conoscenza e abbia dettato la legge del movimento e dell’insediamento.
Oggi sono occasione per una lenta passeggiata. E quando si è stanchi di camminare, c’è sempre una chiesa, una torre o un centro abitato presso il quale cercare ristoro.


Carrese-san-martinoLE CARRESI

L’adrenalina nell’aria, l’eccitazione della gente.
Si cerca di spiegarle, invece le emozioni avvolgono, coinvolgono.
Ti guardi intorno, decidendo di fissare l’orizzonte. Lo fanno tutti.
Il paesaggio sembra normale, il cielo sfiora le verdi distese del Molise.
Poi, un polverone. Non una metafora.
E dal polverone emergono i colori. Giallo, rosso, azzurro, bianco. A volte il verde.
Le urla d’incitamento che sentivi intorno diventano le tue.
Gli occhi spalancati definiscono dei carri, trainati da buoi in corsa.
Chi davanti, chi dietro. A volte fianco al fianco, sfidandosi in velocità.
Fiero e forte, il bue rappresenta la forza della natura.
L’uomo tenta di misurarla e governarla, sfidando i suoi simili nel farlo. Chi non gareggia si schiera.Le famiglie, spaccate in nome dell’appartenenza a un carro, si ricomporranno per prendersi cura degli animali. Poco cambia essere a Portocannone, San Martino in Pensilis o Ururi.

A

provincia_misteri_diavolo_minI MISTERI

Angeli, Diavoli, Santi e Madonne, sospesi in cielo.
Sono quadri viventi e, negli occhi degli spettatori, nasce l’illusoria sensazione di vederli volare.
È il 1740, quando al Di Zinno è commissionata la costruzione degli ingegni, strutture verticali atte a sostenere delle rappresentazioni. Era uno scultore ligneo ma la ricerca della naturalezza lo portò, tra alchimia e religione, a creare una lega talmente forte ed elastica da sostenere figuranti vivi.
Oggi I Misteri sono 13 e, nel giorno del Corpus Domini, vengono portati a spalla in processione per le vie di Campobasso.
I bambini salutano, il diavolo tenta la sposa, i portatori marciano a passo cadenzato.
E la folla, rapita, vive quell’illusoria sensazione…

Link Sito web: Misteri e tradizioni
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diavolo-2IL DIAVOLO DI TUFARA

Il sole sta per calare quando una figura caprina sbuca fuori dalla casa abbandonata.
Dei monaci provano a trattenerla, incatenandola.
È un Diavolo e si ribella. Vorrebbe saccheggiare le cucine ed estorcere soldi e sigarette.
Antica, rude e misteriosa, il “Diavolo” è una maschera che appare a Tufara l’ultimo giorno di Carnevale per prendere parte a un rito complesso e dalla ampia partecipazione popolare che comincia nel pomeriggio tra rappresentazioni e musicanti.
Intanto, i cortei si preparano: diavoli, monaci e la doppia Morte, bianca e armata di falce, imperverseranno nelle strade fino a sera, quando un fantoccio che simboleggia il Carnevale verrà processato per i suoi vizi e bagordi.
Un fantoccio che la giuria condanna e che scaglia giù dal castello longobardo.
Un fantoccio che il diavolo reclama e che trascinerà con sé nelle campagne circostanti.
È la fine del Carnevale e fino al prossimo anno nessuno saprà dove i diavoli siano nascosti.

Sito web: Il diavolo di Tufara
E-mail: ass.cult-ildiavolo@libero.it

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ndocciataLA ‘NDOCCIATA

Buio. Puntinato da fioche scintille.
Si rincorrono leggere, sospinte dalla tramontana.
Materna, le veglia la Campana.
Che puntuale richiama l’attenzione, suonando a festa.
Si scorgono ora grosse torce di legno, stese lungo una linea che pare infinita.
Alle loro estremità, ginestre secche. Che ardono possenti e scoppiettano.
Il buio viene squarciato…
l’antico rito del fuoco si ripropone lungo le strade di Agnone…
eccole sfilare, le ‘Ndocce.
Che il fumo avvolge e l’uomo accompagna.

Sito web
La ‘Ndocciata
UFFICIO INFORMAZIONI
Corso V. Emanuele, 78
86081 Agnone (IS)
Tel. 0865 77249
Email
proloco.agnone@gmail.com